I Guardiani di Zannone

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Da quando il 30 agosto del 1970 il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino – dopo aver, nella sua casa romana di via Puccini, ammazzato la moglie Anna Fallarino e Massimo Minorenti – si suicidò con la stessa arma con la quale aveva ucciso i due amanti, l’isola Zannone viene automaticamente associata al Marchese Casati, Anna Fallarino e alla loro torbida storia per la quale sono stati versati fiumi d’inchiostro.

A partire da quel fatidico giorno di fine estate del ’70 e fino ad oggi se si parla o si scrive di Zannone, il riferimento mediatico automatico è sempre con il Marchese Casati Stampa. Sembra che l’isola abbia avuto un rapporto quasi esclusivo con la coppia, privilegiata fruitrice delle sue meraviglie naturalistiche e di quella che fu una delle riserve di caccia più famose e particolari d’Italia. Non è così. Fallarino

Zannone, che come come tutte le altre isole dell’arcipelago Ponziano apparteneva alla proprietà privata della famiglia Borbone, con legge 1 maggio 1816 fu data in enfiteusi perpetua – sotto la gestione comunale – alla comunità isolana, con il diritto quindi per tutti i cittadini di potervi esercitare gli usi civici (Legna, pascolo, caccia, ecc.). Diritto che dopo l’unità d’Italia fu messo in discussione da nuovo governo sabaudo. Il Comune di Ponza si oppose e s’instaurò un annoso contenzioso con lo Stato che si risolse definitivamente solo il 30 gennaio 1904 quando il Ministero delle Finanze riconobbe i diritti vantati dal Comune e restituì Zannone ai cittadini di Ponza così come avevano a suo tempo deciso i Borbone.

                                                                                                                                                                                                                                           Anna Fallarino

Una volta rientrato nella piena disponibilità di Zannone, il Comune decise di darla in affitto per l’esercizio della caccia, con l’obbligo per l’affittuario di turno di non contrastare alla popolazione il diritto degli usi civici.

Quindi risale ai primi anni del 1900 la consuetudine di affittare l’isola come riserva di caccia, che è continuata fino agli anni 70 del secolo scorso. Il Marchese Casati, era uno dei soci dell’ultimo gruppo di appassionati cacciatori che ha avuto in affitto l’isola che poi , nel 1979 , fu data in affitto al Ministero dell’Agricoltura e Fioreste ed inclusa nel Parco Nazionale del Circeo. Tra i primi affittuari troviamo una società di ricchi signori del nord rappresentati da un certo signor Negri. Seguì il Cav. Igino Radici di Milano, che la tenne fino al 1912. Per tre anni a partire dl 1913 l’isola su data in affitto a Eduardo Scarfoglio  che – insieme alla moglie Matilde Serao –  si possono, con ragionevole certezza, annoverare tra i personaggi illustri che vissero la magia di Zannone. Seguirono altri affittuari tra cui nel 1923 a una società rappresentata da un certo Comm. Peretti e di cui faceva parte anche un membro della famiglia Casati Stampa di Soncino. In quel periodo il Comune ampliò la vecchia casa facendone una villa su due livelli. Il piano terra era composto da una grande salone, una stanza ripostiglio e una grossa cucina e una camera. Al primo piano c’era il reparto notte con cinque stanze da letto e una stupenda terrazza con vista verso Ponza. Fu in quel periodo che vennero importate nell’isola alcune coppie di mufloni provenienti dalla Sardegna, che in seguito si sono riprodotte e oggi fanno parte della fauna dell’isola.muflone

Nel 1924 la villa appena ampliata ospitò la allora giovanissima Principessa Mafalda di Savoia, che vent’anni dopo sarebbe tragicamente morta nel campo di concentramento di Buchenwald.

Da allora la società affittuaria di Zannone fu sempre la stessa anche se cambiarono nel tempo i soci. L’ultima compagine era composta da Carlo Vignati di Milano, che ne era il legale rappresentante, Fabrizio Vollaro e Mario Pesenti anch’essi di Milano, i fratelli Golfetti di Padova, Orazio Mosca di Biella e dal Marchese Camillo Casati Stampa di Socino.

                                                                                                                                                                                                                                                  Muflone

Questi insieme ad altri, forse anch’essi soci, frequentavano Zannone durante i mesi di aprile-maggio, per la caccia a quaglie e tortore, e novembre per la quella alla beccaccia. Durante i mesi estivi l’isola sull’isola arrivavano figli ed ospiti che comunque non si interessavano di caccia.

zannone Isola di Zannone

Con ogni ragionevole probabilità c’è da ritenere che a Zannone ci sia stato – almeno nel periodo preunitario – sempre un guardiano. Ce lo conferma anche il Mattej che, in occasione di una sua visita all’Arcipelago nella primavera del 1847, ci ha lasciato addirittura uno schizzo del vecchio guardiano dell’epoca. Non sappiamo se un guardiano ci sia stato anche nei circa 40 anni post unitari della disputa tra il Comune e lo Stato per la proprietà dell’isola di cui abbiamo fatto cenno in precedenza. Di certo, da quando, agli inizi del secolo scorso, il Comune decise di affittare l’isola a gruppi di cacciatori sull’isola c’è sempre stato un guardiano, con funzioni di custode della casa, guardiacaccia ed anche controllore del corretto sfruttamento degli usi civici, specie fino alla seconda guerra mondiale.

MATTEI_guardiano di Zannone 1853

Antonio Pagano mutilato ad una mano della guerra 15-18 fu uno dei primi guardiani di Zannone, era pagato dal Comune. Si costruì una casa a sue spese utilizzando esclusivamente pietre, calce e terra del posto.

Gli successe negli anni 20 Giovanni Califano che insieme alla moglie Elena visse a lungo sull’isola, entrambi ebbero l’occasione di vedere sull’isola sia Scarfoglio che la Principessa Mafalda di Savoia.

Quando Giovanni Califano morì il passaggio al successivo guardiano fu una faccenda di famiglia. Toccò infatti a Silverio Iodice che di Giovanni aveva sposato una delle figlie.

Guardiano-e-fanalista                                                                                             Guardiano Silverio Iodice e un fanalista

Silverio visse su Zannone con moglie e quattro figli. Con lui c’era anche la suocera Elena che fungeva da cuoca, la cognata Maria che insieme alla moglie provvedano al governo della casa. Nel 1964 Silverio Iodice lasciò la guardianìa di Zannone spinto dalla necessità scolastiche dei figli. 

A subentrargli fu Salvatore Pagano, ultimo guardiano di Zannone, che per uno strano destino è un discendente del primo. Anche il nuovo guardiano si portò dietro la famiglia allargata ai suoceri e un cognato. Infatti oltre a gestire i numerosi ospiti, tra i compiti del guardiano c’era quello di fare la manutenzione sia alla casa che i sentieri dell’isola. Salvatore Pagano -ultimo guardiano di Zannone

                                                                                              Salvatore Pagano, l’ultimo guardiano

 

Fino al 1966 sull’isola vivevano per tutto l’anno anche due fanalisti con le rispettive famiglie, mentre un terzo usufruiva di un turno di riposo quindicinale.

Durante i periodi in cui c’erano gli affittuari o i loro ospiti, tutti i giorni da Ponza arrivava il gozzo per gli approvvigionanti. Si chiamava “La Fagiana” e lo conducevano i marinai Giovanni Califano e Pompeo Di Giovanni, che dopo aver sbarcato i viveri, aiutavano i cacciatori in varie faccende come rifornirli di cartucce o portare in villa i copiosi carnieri di selvaggina.

A fine maggio, quando si chiudeva la caccia, tutti gli ospiti di Zannone si imbarcavano direttamente per Terracina su un peschereccio all’uopo predisposto.

Salvatore andò in pensione nel 1993 e non è stato più sostituito. Oggi infatti l’isola – pur essendo zona di riserva integrale del Parco Nazionale del Circeo – non ha più un custode. Ad occuparsene, in maniera saltuaria, sono le Guardie del Corpo Forestale dello Stato.

franco schiano

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