Salvatore Mazzella: la mia scuola è stata il mare.

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Salvatore Mazzella, classe 1924, purtroppo scomparso nel 2014 è stato un grande pescatore. Senza dubbio ha scritto una pagina importante nella storia della marineria ponzese del secondo ‘900.

Salvatore, penultimo di sette figli tra maschi e femmine, fin da bambino ha sempre avuto una particolare predilezione e attrazione per il mare, tanto che già alle elementari marinava la scuola per andare a giocare sulla spiaggia di Santa Maria con delle barchette che si costruiva usando le “palette” di fico d’india come scafo e i fogli strappati dai quaderni come vela.

I suoi sogni da ragazzo erano quelli di diventare armatore. Sogni che, per quella che è il nostro microcosmo isolano,  è riuscito in gran parte a realizzare.

Ha avuto nel corso degli anni diverse barche: la MARIA ROSARIA, la ROSALIA EMME, il NETTUNO,  e infine la POMPEA, l’ammiraglia. Una delle cianciole protagoniste dell’epoca d’oro della pesca ponzese. I mitici anni ’70 durante i quali la flotta peschereccia isolana era una delle più grandi e moderne del Tirreno e non solo. Fanno parte del gruppo anche i suoi due ultimi gozzi Calafuria.

Resta non realizzato il sogno di varare un peschereccio in acciaio che voleva chiamare PONZA in onore della sua isola che amava tanto.

Come molti ponzesi ha navigato e pescato in buona parte del mediterraneo, conosceva perfettamente il nostro mare, ma altrettanto bene anche quelli della Sardegna, della Sicilia, della Toscana e l’Adriatico.

Per la pesca al corallo si è spinto fino in Marocco. Durante la traversata incocciò in una tempesta di tramontana che scarrocciò la POMPEA dalla punta di tramontana della Sardegna a quella di scirocco, in una sola notte.

Un suo grande merito come pescatore è stato quello di  voler sempre scoprire cose nuove, innovare. Sul finire degli anni ’50 andò in Sicilia per perfezionare la pesca al pesce spada, che a Ponza era ancora agli albori

Si recò a Milazzo per carpire i segreti dei pescatori dello stretto di Messina. Si finse un rappresentante di materiali per la pesca. Durante il primo incontro con alcuni pescatori locali, dopo aver tentato un approccio da venditore, finì col confrontarsi con loro  da collega, e, venne quindi facilmente scoperto. Ma fu presto perdonato e subito adottato. Finì che andò con loro a pescare il pesce spada per un certo periodo durante il quale apprese fino in fondo quel tipo di mestiere.

Nei primi anni ’60 partì per Milano (all’epoca un viaggio tutt’altro che ordinario) per comprare il nylon, un materiale di recente invenzione, e realizzarci la prima rete da pesca a Ponza. Questi sono solo due di tanti esempi. E’ sempre stato un uomo generoso e delle sue scoperte o intuizioni non faceva segreto con nessuno, anzi spesso condivideva con gli altri e dava  buoni consigli.

“Ricordo casa nostra piena di coffe, ami, nylon e tante persone che venivano a vedere quello che faceva lui. E’ stato un uomo colmo di dignità con regole umane che applicava prima a se stesso e poi desiderava semmai  che fossero messe in pratica anche dagli altri.” – ha raccontato sua figlia Rosaria.

La sua generosità come uomo di mare era proverbiale. Sull’isola si poteva sempre far affidamento su di lui e la sua barca. Non si contano le volte in cui non ha esitato  – pur perdendo la notte di pesca – a portare con la sua barca in continente qualche malcapitato che aveva urgente bisogno di cure mediche, negli anni in cui gli elicotteri non effettuavano voli notturni.

Ha avuto un’infinita passione per il mare che per lui era l’ ambiente dove si dimostra di che stoffa si è fatti e non semplice limite della terra ferma.

franco schiano

 

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