‘A ‘Ccademie da Vrenn’ (3)

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Francesco De Luca, sul Dialetto Scritto e Parlato, scrive su Ponza Racconta:
““Gioia e dolore per i cultori. Cambia forma e accento, il dialetto è come ’u capitone, sguscia dalle mani quando meno te lo aspetti.
Propongo questi interrogativi. Si scrive e si dice:
pastrocchia o pastocchia ?
overamente o averamente ?
miereco o mereco ?
peccerella o piccerella ?
sparece o sparege ?
vugliuse o vuliuse ?
Dalle vostre risposte si capirà qual è la versione più usata.””

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Sulla prima parola credo non ci possano essere dubbi a favore di pastocchia, se si intende il muschio, che si stacca a lastre col coltello quando la si usa per pavimentare il presepio. E. Prudente – nella sua raccolta di parole ponzesi Alfazeta – la scrive pastocchje. Mi sembra strano che qualcuno possa averla storpiata in pastrocchia! Pastrocchio, è una parola italiana di origine toscana che significa intruglio, pasticcio..

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Su come scrivere l’avverbio overamente o averamente, (veramente) la scelta è difficile perchè penso che vengano usate entrambe le versioni. Tra le due, la seconda forse più al Porto, la prima forse più a Le Forna. Prudente scelse la prima.

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Su Mereco rispetto a mierico personalmente non ho nessun dubbio, concordando anche col già citato lavoro di Ernesto.

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Anche tra peccerella o piccerella la scelta è difficile e i fondo credo si possa tranquillamente scrivere in entrambi i modi, pur preferendo il secondo. Anche perché nel dialetto parlato la vocale che segue la p si pronuncia con un suono appena accennato e non ben distinto, tra la i e la e, con una lieve prevalenza della i. A proposito vi propongo un’altra voce del dialetto ponzese che sento sempre meno: Piccerenièlle (poccolino/piccinino).

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Tra sparece o sparege , secondo me il problema è più grosso. Siamo probabilmente di fronte ad una vera mutazione dell’originale parola ponzese Spàlece. Credo infatti non ci sia nessun dubbio sul toponimo ‘A macchia ‘u spàlece.

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Infine il dilemma fra vugliuse o vuliuse credo si possa risolvere, con pochi dubbi, a favore di vuliuse (voglioso, bramoso), anche qui confortati dall’unico vocabolario del dialetto ponzese finora esistente.

Questa ovviamente è solo la mia opinione…
Franco Schiano

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