Festa dell’Immacolata Concezione, una devozione antica

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A Ponza è opinione comune che la sentita e partecipata celebrazione della festività dell’Immacolata Concezione dell’8 Dicembre sia una conseguenza diretta dell’opera e dell’apostolato mariano del Parroco Luigi Maria Dies che nell’ormai lontano settembre del 1939, cominciò la sua lunga e mai dimenticata opera di pastore della chiesa della SS. Trinità di Ponza. 

Anch’ io per molto tempo ho ritenuto che devozione mariana, che ancora oggi permea la comunità ponzese, fosse il retaggio esclusivo dell’apostolato di Mons. Dies, della sua fede e della sua cultura in stretta reazione con la sua origine di Gaeta.

E’ noto,infatti, che  quest’ultima è  universalmente riconosciuta come la città dell’Immacolata per aver a suo tempo ispirato al Papa Pio IX il Dogma dell’Immacolata concezione di Maria. Dogma proclamato a Roma nel 1854 con la famosa enciclica Ineffabile Deus, ma concepito durante l’esilio gaetano del 1848/49 attraverso la non meno famosa Ubi Primum. immacolata

In realtà la devozione all’Immacolata Concezione appartiene alla memoria storica di Ponza.

Essa è arrivata sull’isola insieme alle prime famiglie dei Mazzella, dei Migliaccio, degli Scotti, ecc. : il primo nucleo della colonizzazione borbonica della nostra isola nel 1734.

Infatti la devozione mariana è storica nell’antico Regno delle Due Sicilie, fortissima nel clero, nel popolo e nelle istituzioni. Essa è presente e forte nel Sud, ben prima della proclamazione del Dogma che – come  abbiamo già detto – avviene solo nel 1854. L’Immacolata Concezione era la Patrona speciale dell’antico stato meridionale preunitario fondato su forti valori cattolici. Dies-I-la-Madonna Immacolata incoronazione

Mons. Lugi M. Dies ha avuto il grande e indiscutibile merito di aver ravvivato e sublimato questa fede degli  avi attraverso il suo grande amore per la Madre del Salvatore, di averlo trasmesso attraverso la sua instancabile opera di araldo di Maria creando canti e preghiere che ancora oggi gli uomini di Ponza cantano  – con fede  profonda e commozione struggente – all’alba del giorno dedicato all’Immacolata nelle strade dell’Isola di Ponza.

Chesta è santa  sta jurnata

è a Madonna Immacolata…

franco schiano

  L’8 Dicembre nella storia del Regno delle due Sicilie

Nel giorno della festa dell’Immacolata  avvengono alcuni fatti  importanti per l’antico stato Borbonico. Ecco i più significativi:

Fu proprio l’8 Dicembre del 1816 la data in cui, dopo il periodo napoleonico della città, i due regni di Napoli e di Sicilia furono riuniti come Regno unito con quella che fu detta “legge fondamentale del Regno”. Ferdinando non fu più il re di Napoli e di Sicilia ma il Re delle Due Sicilie.

Passarono quaranta anni esatti e l’8 Dicembre del 1856 fu un’altra data storica per il Regno delle due Sicilie. Nel giorno della festività nazionale della patrona, il Re Ferdinando II, dopo la messa a cui la famiglia reale si recava comunque quotidianamente, si recò alla festosa sfilata delle truppe nazionali a quello che all’epoca era il Campo di Marte, l’attuale Capodichino dove subì l’attentato di Agesilao Milano, un soldato che uscì dalle righe e gli si scagliò contro colpendolo due volte con la lama della baionetta.

Il Re fu ferito ma rimase stoicamente al suo posto e, dopo essere tornato a Palazzo Reale, fu visitato dai medici con esito tranquillizzante.
Per ringraziare la patrona del “miracolo”, fu decisa l’edificazione di un tempio all’Immacolata al Campo di Marte la cui prima pietra fu posta dopo otto mesi di raccolta di offerte volontarie. La chiesa dell’Immacolata Concezione è ancora oggi molto nota e si trova in Piazza Giuseppe Di Vittorio, all’imbocco del Corso Secondigliano.

 Nel 1859 Re Ferdinando II, morì. All’erede Francesco II toccò l’impossibile compito di salvare  l’indipendenza del sud. La spedizione dei mille garibaldini e l’assedio di Gaeta completarono il piano sabaudo.

 E proprio l’8 Dicembre del 1860, sempre nel giorno fatale dell’Immacolata Concezione, il giovane re  firmò un toccante e accorato “proclama reale ai popoli delle Due Sicilie” col quale comunicò ai “Napolitani” la resa all’invasore e la sparizione dell’antica monarchia di Ruggiero il Normanno e di Carlo III.

Il lungo documento finiva appellandosi alla fede e all’ora della giustizia. Le ultime righe recitavano così: «Preghiamo il sommo Iddio e la invitta Immacolata protettrice speciale del nostro paese, onde si degnino sostener la nostra causa».

 

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