Gli Stracquati

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Gli Stracquati sono gli Artisti che quattro anni fa hanno partecipato a LO STRACQUO; vanno in giro per il mondo, partecipano a rassegne importanti, riscuotono meritati successi.
Leggo gli inviti, le recensioni, li seguo con interesse.
In questi giorni tre Stracquati espongono a Roma e dintorni.

LO STRACQUO è stato un evento straordinario perché è riuscito a proporre, attraverso l’arte, una sintesi di storia, di  economia, di creatività, di ecologia.
Ha avuto un grande successo di pubblico (4500 visitatori in circa 40 giorni di esposizione) e notevole risonanza sui media.
Altro potrà comunicare e dare all’isola; se avrà un futuro, dovrà trovare un modo per dialogare con chi non è avvezzo alla frequentazione di mostre e, di fronte ai linguaggi dell’arte concettuale, manifesta un legittimo disorientamento.

LO STRACQUO è una creatura di Monia Sciarra e di Franco Schiano; io ci sono finita dentro per caso, in una domenica di aprile di quattro anni fa in cui trascorrevo poche ore a Ponza per altri motivi e Franco Schiano cercava disperatamente un ponzaraccontaballe qualsiasi che scrivesse due righe su quel che stava accadendo nei Cameroni.
Per fortuna i pochi altri presenti sull’isola erano indisponibili.
Toccò a me il privilegio di dialogare con persone ricche, interessanti, poliedriche, di vedere i luoghi sotto una luce diversa, di comunicare- attraverso le pagine del catalogo- ciò che avevo recepito, di partecipare alla ricerca collettiva per esplorare, nelle diverse dimensioni, quella pratica di cui, prima di allora, non avevo mai sentito parlare. Ricordo la faccia perplessa di una latinista allorché le illustrai un’ipotesi sull’etimologia della parola “stracquo”; qualche mese dopo mi chiamò per dirmi che ci aveva riflettuto, l’ipotesi  non era poi così strampalata, effettivamente “stracquo” poteva derivare da extra aquam.
Ci siamo mossi quando la parola stracquo sulle pagine del web neanche esisteva, digitandola usciva sempre e solo “maggio nu poco chiove e n’atu poco stracqua” di Di Giacomo, che non c’entrava nulla.

Ho conosciuto tutti gli artisti, li ho osservati mentre erano all’opera, ho visto i Cameroni divenire laboratorio di creatività e di interazione: ognuno lavorava alla sua opera, tutti contribuivano al flusso di energia, di sensibilità, di creatività che si diffondeva, gli stanzoni umidi e bui splendevano e risuonavano.
I Cameroni erano animati da messaggi e da linguaggi diversi, ciascuno mantenendo la propria peculiarità ma sinergici, cooperanti.
Oggi, più che mai, bisognerebbe far tesoro di quell’esperienza.

Oggi Antonella Boscarini espone al Museo di Monte Soratte dal 13 al 17 ottobre: ha animato i Cameroni con la sua solarità, legni sbiancati e foglie sono diventati creature aeree nelle sue mani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ignazio Fresu realizza una delle sue installazioni nell’ambito di Nuova Creativa, al Macro di Roma dal 12 al 14 ottobre. Ovvero come passare davanti a una montagna di televisori scassati, reagire con un istintivo “Non mi riguarda” e poi fermarsi, riflettere, dialogare con quegli scarti esattamente come davanti alle foto di una Chiaia di Luna incenerita, quattro anni fa.

Publia Cruciani è a Rome Art Week: un ferro arrugginito, un pezzo di legno evocano il mare che Publia si porta dentro sempre, da quando ha imparato a tenere un timone in mano nelle acque di Ponza, sotto lo sguardo vigile di Cesare Panzatuosto.

La creatività spesso è contagiosa e attira fortuna; i giornalisti che quattro anni fa erano convenuti a Ponza per altri eventi guardarono con interesse allo Stracquo e si sviluppò un’eco mediatica inaspettata.
Allora, i muri possenti dei Cameroni sembrarono aprirsi su mondi lontani; da quelle finestre abbiamo visto la Turchia di Murat Onol, i paesi ispanici di Marta Bilbao; da Milano Kika Bor mi ha portato un contributo per la ricerca sul confino che stavo conducendo.

Sono stata nei Cameroni altre volte, in seguito. Mai ho riprovato la stessa sensazione di allora ma sono convinta che un po’del fervore creativo degli Stracquati sia rimasto intrappolato tra quelle mura e che prima o poi riemergerà.

Rita Bosso

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