Il Festival della Canzone Ponzese… (3)

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Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste - Progetto Dryades - Picture by Andrea Moro - Comune di Ponza, centro abitato, lungo il sentiero della parata degli Scotti., LT, Lazio, Italia, - Image licensed under a Creative Commons Attribution Non Commercial Share-Alike 3.0 License

L’agave è la canzone che vi proniamo in  questo terzo appuntamento con le canzoni del Festival della Canzone Ponzese del 1959. La fonte musicale è sempre lo stesso CD inciso nel 2010 da Franco e Antonio De Luca, Nino Picicco e Tonino Esposito, mentre testo e musica sono di Elicriso di Ponza, al secolo don Luigi M. Dies.

Anche nel “nostro” Festival – come nei festival che si rispettano – ogni canzone, prima dell’esecuzione, veniva presentata. Le presentazioni sono andate tutte perdute salvo quella de L’Agave, della quale sono state trovate, dal nipote Luca , addirittura due. Ve ne proponiamo una, quella scritta in bella copia:
“+ J.M.J.S.B. Sono forse pochi 20 secoli di pena per un paese senza colpa? Tanti ne ha sopportati l’isola di Ponza solo per essere la più prossima alla Roma dei Cesari e la più remota – nel Tirreno – dalle foci del Tevere. Tutti sanno che quest’isola ha pianto il suo duro destino storico fino a ieri: isola confinaria – con la deportazione fascista, conclusa da Mussolini in persona e seguita dai separatisti siciliani. Ma ora basta. Gli uomini, finalmente, hanno riscoperto le bellezze già decantate dagli Aedi omerici, fino a Dante e Boccaccio; e gustate già da Augusto e Livia sua consorte, fino alle molte migliaia di amatori moderni, che in quest’ultimo decennio del dopo guerra si sono lasciati affascinare dalle sue rare malie. Il cielo di turchese, i colori vellutati delle sue fantastiche grotte, gli splendori delle marine sonanti nelle albe e nei tramonti, sopra tutto le chiarità immacolate dei fondali cristallini del suo mare con flora e fauna che incantano chi vogliosamente vi si immerge, sono tante strette amorose dalle quali difficilmente  ci si districa. Tra le rarità storiche, poi, e morfologiche del paesaggio, c’è una caratteristica che la distingue come il Pino di Napoli e il fico d’india della Sicilia. Essa è l’agave!”
In quella in brutta copia si aggiuge anche il concetto dell’amore coniugale, svolto attraverso il simbolo dell’agave, che come si sa produce un unico fiore in tutta la sua vita. Quindi anche simbolo di fedeltà. L’autore vuole trasmettere con il mezzo artistico un messaggio educativo positivo. Una sorta di reazione alle tendenze della musica leggera dell’epoca, spesso priva di contenuti o con portatrice di messaggi immorali…

L’Agave


I
Come l’agave tu sul poggio aereo
Al ciel lanci il tuo fiore solitario
Sul mare sconfinato il volto cereo
Protendi e nell’amor non hai divario!

Unica come l’agave,
unico son per te.
Ho compreso il tuo palpito,
voglio viver di te./

II
Al sol ardente tu sei come l’anima
Che non cede alla febbre, attende e struggesi.
Ai venti, alle tempeste ai dolci zeffiri
Resisti, e sol per me sono i tuoi fremiti.

Unica come l’agave,
unico son per te.
Ho compreso il tuo palpito,
voglio viver di te./

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