Lo Stracquo cinque anni dopo

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                                             2019- Carloforte di Publia Cruciani

di Rita Bosso

 

Mescolo foto dello Stracquo di oggi e di quello di cinque anni fa.

2014- Chiaia di Luna di Ignazio Fresu

Cinque anni fa lo Stracquo riuscì ad esplorare la storia dell’isola e a raccontarla.
Di quella pratica che era stata in uso sino al dopoguerra si conosceva l’essenziale: era evidentemente legata a un’economia povera, all’abitudine al riciclo, alla carenza di risorse naturali. Ma la povertà era la condizione normale, ovunque; e allora, perché lo stracquo era stato praticato a Ponza e non altrove?
Perché a Ischia, terra di provenienza dei ponzesi, non c’è traccia di stracquo? Erano invece diffuse altre usanze per procacciarsi le risorse necessarie alla sopravvivenza, ad esempio una forma di baratto detto cala-cala: i pescatori si avvicinavano alle terre coltivate, chiedevano di calare la cesta colma di ortaggi, la svuotavano e vi deponevano un’adeguata quantità di pescato.

Perché il lemma stracquo, che in napoletano ha tutt’altro significato (“Marzo, ‘nu poco chiove e n’atu poco stracqua”, oppure deformazione di stracco, stanco)?  Siamo sicuri che stracquo, con tanto di “o” finale, sia la parola giusta? Il dialetto è allergico alle vocali finali e, nel caso in esame, il dittongo finale fa la differenza: se lo togliamo, optiamo per lo stracco che ha una sua ragion d’essere, dal momento che lo spiaggiamento dopo una lunga permanenza in mare giustifica una certa stanchezza; se lo teniamo, poniamo l’accento sull’acqua.

2019. Monia Sciarra

Perché? Perché? Cinque anni fa, le domande si accumulavano; la bibliografia e la sitografia erano inesistenti, dunque non era il caso di cercare risposte; semmai, bisognava formulare ipotesi, tracciare un percorso possibile.

È plausibile che stracquo derivi da extra aquam, fuori dall’acqua.
Forse la morfologia dell’isola gioca un ruolo: la linea di costa è lunga rispetto alla superficie che delimita, quindi il materiale spiaggiato è abbondante.
Ogni pezzetto di legno risulta prezioso, data l’assenza di alberi; e le correnti marine trasportano prevalentemente legno.
Sono ipotesi, stimoli per un confronto, suscettibili di integrazioni, di correzioni, di smentite.

2019. Publia Cruciani

Cinque anni fa, Calafelci ebbe una trovata geniale: avrebbe potuto limitarsi a rappresentare un’esperienza del passato, organizzare uno stracquo in costume, battere i sentieri collaudati della rievocazione nostalgica. Seguì invece un’altra strada: invitò alcuni artisti sull’isola, li accompagnò a fare lo stracquo dall’inizio alla fine, dalla ricerca dei materiali fino al loro riutilizzo; chiese di leggere e manipolare quei materiali con linguaggio e sensibilità contemporanee.
I Cameroni divennero laboratorio in cui si intersecavano linguaggi artistici, esperienze umane e professionali. Fu un’esperienza elettrizzante.
Aspettiamo con curiosità e fiducia gli esiti dello Stracquo 2019.

2014. Conversazioni di fondo di Charlotte Menin

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