‘A Palettiata (2)

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Amelia era disperata ma si fece coraggio e confessò alla madre il suo rapporto d’amore con Gaetanino e tutto il resto. Non avrebbe sposato nessun altro, concluse piangendo.

Antonio e  Concetta   discussero tutta la notte. Le posizioni erano  chiaramente antitetiche: il padre non vedeva l’ora di sistemare la figlia, senza doversi sobbarcare l’onere della dote. In fondo era il trionfo delle sua tesi. La proposta della Guardia di Pubblica Sicurezza era perfetta. Niente dote e un avvenire tranquillo per la figlia che avrebbe sposato “uno che mangiava il pane sicuro del governo”. Non poteva desiderare di meglio per se e per la figlia.

Concetta, la mamma, invece, sapendo che il cuore di Amelia era impegnato, e non potendolo dire  chiaramente al marito che si sarebbe infuriato, tergiversava poneva dubbi e soprattutto sosteneva che l’ultima parola toccasse alla figlia. Alla fine trovarono un compromesso: niente matrimonio imposto,  ma avrebbero permesso al pretendente Aldo di venire a casa per conoscere e corteggiare discretamente Amelia. In cuor suo era sicuro che il  giovanotto forestiero sarebbe riuscito a conquistare il cuore della figlia. Quest’ultima a malincuore fu costretta ad accettare il volere dei suoi genitori. Cominciarono cosi le visite di Aldo. Due pomeriggi la settimana poteva andare a casa sui Conti e parlare con Amelia alla presenza della mamma.

Non si presentava mai a mani vuote: caffè, zucchero, dolcetti, frutta secca, farina, un profumo, ecc. insomma cercava in tutti modi di far capitolare la fortezza. Ma nonostante Aldo fosse anche un bel ragazzo con una discreta istruzione, Amelia non dava segni di cedimento. Nonostante la situazione fosse estremamente imbarazzante, Aldo non aveva nessuna intenzione di mollare la presa e continuava imperterrito le sue passeggiate a casa di Amelia che non sapeva più che fare per scoraggiarlo.

Naturalmente aveva subito scritto una lettera a Gaetanino, per informarlo della situazione e rinnovare la sua promessa che mai avrebbe sposato un altro.

“Non ti preoccupare amore mio, appena vengo in licenza sistemo tutto io” – fu la rassicurante risposta di Gaetanino. Questo diede ad Amelia la forza di sopportare la incresciosa  situazione dello spasimante sgradito.

Finalmente la licenza arrivò. Erano i giorni che precedevano la Pasqua del 1909. Amelia e la mamma stavano infornando i casatielli  pasquali nel forno della loro vicina nonchè mamma di Gaetanino, quando quest’ultimo apparve all’improvviso. La  divisa della Regia Marina lo rendeva ancora più bello. Amelia  fu presa da un emozione così grande che si dovette aggrappare al braccio di sua madre per non cadere a terra.

Quel giorno stesso Gaetanino si mise in moto per attuare il piano per “liberare” la sua Amelia da Aldo, il corteggiatore-guastafeste. Insieme al suo amico Umberto  andò a cercare  Giuseppe e Silverio, fratelli di Amelia e suoi amici di sempre. Non ebbe bisogno di molte parole per spiegare il suo piano e convincerli a fare ‘na palettiata a ‘o  furastiere: conoscevano bene l’imbarazzante situazione di Amelia e non vedevano l’ora di dare una bella lezione all’intruso toscano che voleva prendesi la più bella ragazza, non solo della loro contrada ma di tutta l’isola. si sentivano come derubati di una loro proprietà. In poche ore tagliarono in pezzi una ingente quantità di palette, pale di fico d’india, avendo cura di scegliere le più dure e spinose, che nottetempo ammassarono in tre grandi mucchi: uno ad entrambe le uscite del tunnel di S. Maria, mentre il terzo su sistemato nei pressi della presa d’aria al centro dello stesso.

Aldo era solito andare via dalla casa di Amelia alle prime ombre della sera, quanne s’appicciava ‘o lume. Mentre percorreva la strada che lo separava dal tunnel, che doveva attraversare per forza per tornare in caserma, le ombre della sera erano calate del tutto. Non c’era la luna ed era buio pesto. L’ideale per l’agguato che Gaetanino e suoi amici avevano progettato. Si appostarono sopra l’ingresso del tunnel lato Santa Maria dove c’era un camminamento che sembrava fatta apposta per un agguato.Potevano colpire senza essere riconosciuti. Aldo sempre un poliziotto era, meglio prendere qualche precauzione. La prima granduola palette lo investì mentre si approcciava all’ingresso del tunnel. Aldo fu colpito diverse volte anche al volto. Per ripararsi istintivamente si mise a correre verso il tunnel.Una volta sotto il tunnel, si sentì al sicuro.

Ma la sua convinzione fu di breve durata. Infatti appena giunse sotto la presa d’aria centrale fu oggetto di un’altra tremenda palettiata : fu centrato diverse parti del corpo. Complice il buio e le urla inumane lanciate dai sui assalitori fu preso da un grandissimo spavento. Con il volto sanguinante per i colpi ricevuti, si mise a correre così forte che arrivò a uscire dal tunnel prima che i palettatori riuscissero a raggiungere la terza postazione predisposta. Si risparmiò così la palettiata finale. Ma è da pensare che la dose di palette ricevute fu comunque sufficiente da indurlo desistere definitivamente dalle sue visite bisettimanali ad Amelia in località Conti. Di li a poco fu trasferito e andò per sempre via da Ponza.

Amelia e Gaetanino si sposarono felicemente nel 1911 nella chiesetta di S.Maria.

fine

Franco Schiano

 

 

 

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