Duecento anni in duecento metri

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di Rita Bosso

 

La cartolina in bianco e nero appartiene all’archivio di Genoveffa e Giulia D’Atri; i numeretti  li ho messi per evidenziare che certi tabacchini sono come certi amori: non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Nel 1761 il marchese Teofilo Mauri, responsabile dell’Azienda Allodiale, commissiona a Michele Basile un’indagine sui libri contabili dell’amministrazione dell’isola; Basile ha soggiornato a Ponza per nove anni, aspira alla carica di Fiscale, è perciò in grado di eseguire un lavoro minuzioso.
Il sale è concesso ai ponzesi a prezzo politico; essi ne fanno largo uso per la salagione del pesce ma i consumi riportati nei libri contabili appaiono ugualmente eccessivi al Basile, che avanza il sospetto di contrabbando. Propone pertanto di tenere il sale in un magazzino con due chiavi, una consegnata al contabile, l’altra all’amministratore; propone inoltre che l’amministratore consegni al contabile non più di un cantaro di sale alla volta.
Della vicenda scrive Silverio Corvisieri in All’Isola di Ponza.

Il seguito della storia è tratto da una ricerca condotta da Genoveffa D’Atri con la collaborazione della sua amica e compagna di studi Cecilia Cuomo, professoressa ischitana, morta pochi anni fa.

Alla fine del XVIII secolo la feluca del dispaccio partiva ogni quindici giorni da Ischia e raggiungeva Ponza con un carico di sale e tabacco. L’affidatario del servizio era l’ischitano Leonardo De Luca.
Nel 1799 De Luca si stabilì a Ponza insieme al figlio Francesco; quest’ultimo aprì la rivendita di sale e tabacchi lungo l’odierno corso Pisacane, all’epoca corso Farnese, nel locale indicato nella foto col numero 1.

Francesco si sposa; uno dei suoi figli, Vincenzo, diverrà sindaco; la figlia Civita eredita il tabacchino e va in moglie all’avvocato Vincenzo Tarantino.
Civita muore dopo cinque anni; il tabacchino passa al Tarantino che si risposa con Giulia Migliaccio e, dopo un anno, passa a miglior vita. Giulia, di famiglia benestante, riceve in dote 4000 lire, al pari delle sorelle Genoveffa, Concetta, Maria; quest’ultima sposa Francesco Bosso.                                                           Giulia Migliaccio
In pochi anni il tabacchino è passato attraverso quattro gestioni ma è rimasto in famiglia.Giulia, rimasta vedova, sposa Giovanni Manna e ha una figlia, Adele.
Giulia trasferisce il tabacchino alcuni metri più avanti, nei locali in cui oggi si trova la libreria Il Brigantino, indicati col numero due nella foto.

                                                    Adele Manna in D’Atri

Adele Manna –maritata al medico Silverio D’Atri – acquisisce la titolarità del tabacchino alla morte della madre, nel 1929; alla sua morte, la gestione passa alla figlia Genoveffa. A metà degli anni Ottanta avviene il trasferimento alla sede indicata con il numero 3.
Pochi anni fa Genoveffa vende la licenza, il tabacchino si trasferisce alla sede n. 4 che… coincide con la sede n. 1, due porte a sinistra del portone di Pascarella. Gli attuali proprietari sono discendenti del Francesco De Luca che avviò l’attività.

 

Il dottor Silverio D’Atri: medico, cultore dell’omeopatia, poeta.
A Ventotene fu medico dei confinati ed ebbe in cura Sandro Pertini, ammalato di tubercolosi

Genoveffa D’Atri è un libro di storia inesauribile e rigorosissimo.
I racconti sono asciutti, sobri, alieni da sensazionalismi e da letture ideologiche. Uguale rigore e serietà ho riscontrato in tutti i vecchi di Ponza a cui, a suo tempo, ho chiesto notizie sul confino; quando rivolgevo domande che ritenevano non pertinenti, mi fulminavano con lo sguardo e aggiungevano: “Io questo so e questo ti racconto!”
La penultima sede del tabacchino è oggi la stanza d’ingresso all’abitazione D’Atri, un salottino in cui le sorelle Giulia – insegnante in pensione – e Genoveffa ricevono amici e parenti. È il posto in cui vengo a prendere lezioni di Storia e di storie.

Genoveffa mi fa trovare un blocco per gli appunti e una penna, racconta, spiega e si assicura che i concetti siano stati ben compresi, ripete senza spazientirsi.
Appena oltre la porta d’ingresso, sempre aperta, è collocato l’espositore con le cartoline di Ponza che una volta erano in vendita. Puntualmente i turisti entrano, domandano se possono acquistarle, Genoveffa e Giulia rispondono  di prenderle liberamente, i turisti increduli prendono una, due cartoline senza abusare, chiedono se possono lasciare un’offerta, Genoveffa e Giulia sorridono e scuotono la testa… il tutto in un clima di grande gentilezza e signorilità reciproche che riporta alla mente il detto “è la barca che chiama i marinai.

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