I fucarazz di Venerdì Santo

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Venerdì Santo negli anni ’50

Per fortuna anche quest’anno “ u fucarazz” di Venerdì’ Santo è stato fatto. Evviva!

 

Prima che la polvere del tempo ne cancelli definitivamente le tracce voglio raccontare ai più giovani il Venerdì Santo di qualche anno fa. Prima di quando il mitico Renato organizzava per settimane “U fucarazz” di Sant’Antuono.

Di quando “u fucarazz” non si faceva solo a Sant’Antonio e l’incontro tra la Madonna Addolorata e Gesù Morto avveniva nella piazzetta della Punta Bianca dove – dopo una predica strappalacrime di Mons Dies dal balcone del fotografo Pacifico – si teneva una Sacra Rappresentazione della Deposizione della Croce.

Per farlo immaginerò di usare quello che negli anni ’50 scrissi al programma radiofonico per ragazzi “Radiocircoli in Circolo” e che la conduttrice Anna Maria Sanetti lesse alla radio provocando in quel bambino di 10 anni un’emozione forte.

E’ impressionante come ad un certa età certi ricordi lontani nel tempo e dai contorni sfumati diventino improvvisamente nitidi e chiari!

Il programma guidato dal compianto regista Oreste Gasperini (capisco solo ora che era mirato a indirizzare i ragazzini al giornalismo) lanciò un invito ai piccoli radio ascoltatori a mandare un racconto di come si svolgeva la Processione del Venerdì Santo nel loro paese. Io scrissi una letterina che diceva più o meno così:

 

“Nell’isola di Ponza, dove abito con i miei genitori e frequento la V Elementare, la processione del Venerdì Santo è secondo me bella e suggestiva e la vorrei far conoscere anche ai ragazzi degli altri paesi e città.

Al calar della sera, dalla chiesa principale di Ponza partono due processioni una con Gesù Morto e un’altra con la Madonna Addolorata. Seguono percorsi diversi per poi incontrarsi in una piazzetta detta Punta Bianca. Quella con Gesù Morto, a cui partecipa il Parroco, la maggior parte degli uomini e gli attori in costume della Sacra Rappresentazione, segue il Corso principale dell’isola che è intitolato a Carlo Pisacane. La processione dell’Addolorata, a maggioranza femminile, uscendo dalla chiesa volta a sinistra e raggiunge il luogo dell’incontro con il Figlio Morto percorrendo vie secondarie come la Parata e Corso Umberto I. Lungo la sua strada la processione della Madonna incontra (davanti all’Emporio Musella) il falò dei ragazzi della Piazza, il primo dei cinque falò che i ragazzi dei vari quartieri allestiscono, in competizione tra loro, lungo tutto il percorso della processione. Il fuoco è alimentato dai “pennecill” – fascine ricavate dalla potatura della vite- che i ragazzi raccolgono dai contadini andando in giro per le campagne. La tradizione dei falò (ricordo che all’epoca non conoscevo il termine italiano di “fucarazz”e chiesi aiuto a mia cugina Civita che me lo suggerì) risale ai tempi della prima colonizzazione dell’isola ( metà del ‘700) e serviva a illuminare il percorso della processione notturna quando non esisteva la pubblica illuminazione.

 

Quando le due processioni si incontrano alla Punta Bianca, il nostro parroco, senza paramenti e solo con una stola viola e un crocefisso in mano, si affaccia su un balcone d’angolo e fa una predica tremenda ricordando a tutti che siamo stati noi con i nostri peccati ad uccidere Gesù. Dopo la predica, su un palco allestito su un lato della piazza, viene eseguita dagli attori in costume la scena della deposizione dalla croce di Gesù Morto, con tutti i personaggi a partire da Gesù, Maria, Giuseppe d’Arimatea, Maria Maddalena, Pietro, il Centurione, le Pie donne. Al termine, la processione unificata – accompagnata dalle note tristi della Banda Musicale diretta dal Maestro Anzalone – riprende il cammino verso via Dante. Prima di attraversare il tunnel di S.Antonio, la processione viene illuminata dal falò allestito sulla Banchina Nuova dai ragazzi della Dragonara.

Nel bel mezzo della Spiaggia di Sant’Antonio brucia invece il grande falò (l’unico sopravvissuto) dei ragazzi di Sant’Antonio – Chiaia di Luna, che avendo più spazio ed essendo più numerosi riescono quasi sempre a primeggiare. Quelli del quartiere di Giancos invece di fare un unico grande falò, ne fanno due: uno grande sulla spiaggia omonima che illumina il punto in cui la processione poi inverte la sua marcia per tornare in chiesa ed un altro più piccolo sull’altura di Giancos dove sono concentrate la maggior parte delle case del quartiere…”

franco schiano

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