Il Frigido: pompaaaaa

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Il Frigido al molo S.Vincenzo-Napoli

Ancora per la serie Storie del Porto....

di Silverio Schiano

Il Frigido era una nave militare che negli anni cinquanta e sessanta portava l’acqua a Ponza. Assomigliava ad un rimorchiatore con un lungo fumaiolo al centro.

Quando si ormeggiava al largo della Punta Bianca, significava che avrebbe rifornito d’acqua il mio quartiere.

Io abitavo nel quartiere della Dragonara dove c’era una grande cisterna di epoca romana che periodicamente veniva riempita d’acqua dal Frigido e che serviva  tutte le abitazioni del quartiere e  quelle dei quartieri vicini. Era una piscina pubblica.

In quell’ epoca, avevo sei o sette anni e nella mia casa, come in tante altre, non c’era l’acqua corrente. Dalla piscina l’acqua si prendeva con i secchi e  si travasava negli orci di terra cotta. Noi ci ritenevamo già  fortunati perché avevamo una piscina di proprietà.

Nel periodo estivo, quando tutti i pozzi che raccoglievano acqua piovana erano a secco, vedere il Frigido ormeggiato  sulla “Punta Bianca” era come un miraggio.

Samuele, Peppino , Pierino, Peppe Coppa, Mariano, Salvatore, Gino, io e tanti altri ragazzini della Dragonara, del Canalone e del Pizzicato correvamo giù alla banchina nuova ad assistere al rito delle manichette.

Per noi  iniziava la festa!

I marinai del Frigido dopo aver calato a mare il canotto, trasportavano a terra tutti i pezzi di manichetta necessari a raggiungere la piscina della Dragonara, e incominciavano ad unirli.

Noi, saltellando e correndo avanti e indietro, guardavamo questi marinai che con calma serafica passavano tutta la mattinata a unire, pezzo dopo pezzo, utilizzando solo le loro robuste mani, questo lungo tubo fin sulla Dragonara.

Verso mezzogiorno, quando il tubo aveva raggiunta l’imboccatura della piscina ed il sole caldo si faceva sentire con forza, il lavoro si fermava, i marinai tornavano a bordo per il pranzo e ciascuno di noi, già più volte chiamato dalla mamma, rientrava a casa.

In genere dopo pranzo, nella“ Controra”, i ragazzini come noi  non uscivano di casa.

Quando arrivava il Frigido però era un giorno eccezionale. Infatti quando dal cortile di casa mia, vedevo i due marinai   imbarcarsi sulla lancia  ed a remi raggiungere la banchina , correvo velocemente in strada  e li aspettavo.

Mi facevo trovare in cima alle  scale che davano sul pianoro della Dragonara che passava davanti casa mia ed arrivava  fino al grande pino.

Uno dei due continuava il suo cammino per raggiungere la piscina romana e l’altro si fermava nelle scale che portavano alla casa di Ferraiuolo, dalla quale si vedeva distintamente il Frigido.

Io gli stavo accanto in trepidante attesa.

Era un omaccione grande e grosso con i pantaloni corti, la maglietta bianca della marina militare ed un cappellino con la visiera in testa.

Faceva passare pochi minuti, il tempo che l’altro marinaio potesse raggiungere la piscina e poi affacciandosi dal muretto che delimitava le scale rivolto verso il porto, gridava con tutto il fiato che aveva in corpo “Pompaaa… pompaaa… pompaa”.

Per l’equipaggio del Frigido era il segnale di attivare  le pompe che dovevano spingere l’acqua fin sulla Dragonara, per tutti noi era il continuo della festa.

La parola magica faceva uscire dalle case tutti i ragazzi,  nel giro di qualche minuto stavamo tutti intorno al tubo  che nel frattempo era diventato duro come l’acciaio e zampillava da tutte le parti.

L’acqua usciva dalle giunture e dagli innumerevoli buchi che c’erano sui pezzi di manichette ormai vecchie ed usurate .

Correndo su e giù intorno al tubo strillavamo e cantavamo mentre l’acqua ci inzuppava dalla testa ai piedi. Chi si stendeva sul tubo, chi cercava a piedi nudi di camminarci sopra facendo l’equilibrista, chi beveva dai fori, era tutto un vociare festoso!

Anche le mamme si affacciavano e ci osservavano divertite.

La festa finiva quando la piscina della Dragonara era piena ed il marinaio tornando sulle stesse scale gridava “ Fermaaa…Fermaaa… Fermaaa…”.

Silverio Schiano

NAVE CISTERNA PER ACQUA “FRIGIDO”

Frigido (ex ” G 5 ” ) – ex peschereccio giapponese “Takin Maru” – Disclocamento: 405 tonnellate – Velocità: 9 nodi – Equipaggio . 22 – Armamento: 2 mitragliatrici – Nota: unità con scafo in acciaio – Storia: costruita nel 1916; in servizio nel 1917 come dragamine; nel 1919 trasformata in cisterna acqua e gli fu dato il nome “Frigido”, dall’antico nome del fiume Vipacco, affluente dell’Isonzo. Miracolosamente sopravvissuta alle vicissitudini del Secondo Conflitto Mondiale, Nave “Frigido” negli ultimi anni, stazionava a Napoli, Molo San Vincenzo. Servì efficacemente ad approvvigionare di acqua potabile le isole degli arcipelaghi campano e ponziano fino al 1971 circa. Posta in disarmo nel 1972 circa, ultima della sua classe ad essere sopravvissuta per oltre 60 anni, il 30 settembre 1975 nave “Frigido” fu radiata ed avviata alla demolizione.

Si ringrazia Carlo Di Nitto per le foto e le notizie sul Frigido:

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