La mia Piazza: il Banco di Napoli

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      La Banca.  Dove oggi c’è la banca Intesa San Paolo allora c’era Banco di Napoli. Era l’unica banca del paese. Perfettamente integrata nella vita economica dell’isola per una serie di motivi che oggi sono venuti meno, a cominciare dagli impiegati che all’epoca erano in gran parte dell’isola. Le persone di una certa età ricorderanno certamente il mitico cassiere Giuseppe Mazzella affettuosamente detto Ninotto ‘u banchiere, oppure u figlio du Kaiser, a cui si ricorreva per ogni tipo di consiglio.                                            Il cassiere avv. Giuseppe Ninotto Mazzella

A me  che prima di allora non ero mai entrato in una banca insegnò a tenere la penna in mano,  tutt’ora ne conservo un bellissimo ricordo. Ero giovane, non avevo ancora compiuto 19 anni e durante l’estate, spesso mi capitava di uscire la sera e di fare tardi; allora invece di tornare a casa andavo direttamente in banca  a stendermi per cercare di dormire qualche ora su due scomode poltroncine che stavano nella stanza della direzione. Allora queste cose si potevano ancora fare, la porta della banca era ancora di legno, non c’erano allarmi e l’isola era del tutto sicura. Parliamo certo di un’altra epoca, ma il rapporto con i clienti era amichevole, senza barriere, c’era un rapporto di fiducia pieno e totale:  capitava quasi quotidianamente che passando per strada dei clienti ti affidassero a me, o a qualcuno degli impiegati, buste piene di soldi senza contarli.

 

 

 

 

 

Momento di relax degli impiegati sull porta della banca: Ciccio Esposito, Pina Colella, Pierluigi Zero (sapeva a memoria il numero di conto e di telefono di tutti clienti), con mio figlio Salvatore in costume da pirata (carnevale ’82).

Verso  le sette arrivava la signora Colella (a cui subentrò la figlia Pina, che successivamente diventò impiegata) a fare le pulizie e, per quanto cercasse di fare piano, mi svegliavo.  Nei primi anni non c’era neanche il bagno e allora mi spostavo al bar di fianco dove a furia di caffè cercavo di svegliarmi per affrontare la giornata lavorativa, che non era affatto leggera. Per conservare una lucidità accettabile il bar aveva l’incarico di portarmi un caffè ogni ora. Forse allora era una cosa un po’ alla buona, ma funzionava alla grande.

 – Immagini del record d’immersione di Stefano Makula: la barca di Chiazzone verso il luogo dell’immersione; il cartellino che segna il record di 58 metri; Stefano Makula (al centro in costume) con a sinistra Franco Ferraiuolo, Valerio Soriani e Giuseppe Pepe ventotenese fido collaboratore di Valerio.

 

Adesso la banca a me sembra un corpo estraneo, addirittura non è aperta tutti i giorni e gli impiegati ruotano con una frequenza notevole, non hanno il tempo di acclimatarsi. A  proposito d’integrazione della banca nel tessuto socio economico: guardando tra vecchie foto mi sono passate tra le mani queste del 31 ottobre 1981 quando il Banco di Napoli sponsorizzò il record d’immersione di Stefano Makula ( 58 metri in assetto fisso).

Una ulteriore riprova della simbiosi tra istituto bancario e contesto socio economico che c’era allora. Ora oltretutto la banca da napoletana è diventata torinese: una ulteriore annessione… a scoppio ritardato.

Meglio fermare qui l’onda dei ricordi altrimenti  rischierei di scrivere un libro.

franco schiano

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