LUIGI MARIA DIES – Uomo e Sacerdote – Biografia Essenziale(5)

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Continua la biografia di Dies. Ecco la 5^ puntata:

7. L’esilio volontario, in giro per la diocesi
Forse fu una decisione avventata, una decisione di cui ebbe successivamente a pentirsi, ma il quel momento fu presa, e lasciato Ponza, fu assegnato come parroco presso la Basilica Cattedrale di Gaeta. Fu solo il primo incarico di un periodo che lo vide girovagare di luogo in luogo, di chiesa in chiesa. Fu una continua trasferta ed in nessun luogo riuscì a sentirsi realizzato, non riuscì a costruire rapporti umani, amicizie, consistenti. In poche parole ha lasciato pochi segni pregnanti del suo passaggio.
Qualche tempo fa chiesi  di Dies all’organista della Cattedrale di Gaeta, D’Amante. Mi rispose di ricordarlo bene:  aveva un bel ricordo della sua cultura musicale, della sua bella voce, e dell’acquisto di una coppia di due bei candelabri elettrici a cinque bracci che fino alla recente ristrutturazione della Cattedrale facevano bella mostra ai lati della balaustra che porta all’ambone della chiesa. Non è molto, don Luigi Maria Dies fu solo per un anno e mezzo circa parroco in quella chiesa. In quel periodo io studiavo a Gaeta, e una volta andai a trovarlo insieme a Tommasino De Luca.  Ad entrambi fece l’impressione di essere molto demoralizzato.

Poi Fondi, chiesa di Santa Maria, in centro per due anni, fino al luglio del 1963. Interviene l’Arcivescovo di Gaeta e d’imperio gli fa lasciare la parrocchia fondana. Dies amareggiato e deluso a quel punto chiede di abbandonare il clero secolare ed entrare nell’ordine Cistercense, seguendo un sua vecchia e mai sopita passione-ammirazione per l’ordine dei monaci clauniacensi di Casamari. Abbazia con la quale aveva ottimi rapporti. In più di una occasione vi si era portato per i suoi ritiri spirituali e qualche volta aveva portato anche i suoi giovani in una sorta di vacanza spirituale a Trisulti e Calamari.
Ma deve incassare un’altra delusione: il vescovo gaetano gli negò anche questo permesso.
Le sue condizioni di salute subirono un’altro duro colpo: ebbe un collasso cardiaco e visse in privato per più di un anno.
In un primo tempo si ritirò a Pastena, presso il monastero fondato dalla cugina. In quel ambiente trovò lo spunto per porre mano al lavoro teologico : “San Giuseppe nel pensiero di Dio”, il manoscritto è andato poi disperso.
Poi anche per seguire meglio i suoi problemi di salute, si trasferì, per alcuni mesi a Roma a casa del fratellone Mimì.
Poi nell’autunno del 1964, si trasferì in un altro luogo a lui caro: Il Santuario del Divino Amore nei pressi di Roma. Ne era direttore don Umberto Terenzi, influente sacerdote vicino ad ambienti Vaticani, all’epoca non favorevoli a Padre Pio da Pietralcina*.
Don Umberto e don Luigi erano carissimi amici da tempo. Don Umberto cercò di aiutare don Luigi ad allontanarsi dal Gaeta, chiese per lui la Direzione Spirituale nel Pontificio Seminario Regionale di Catanzaro. Ma il Vescovo di Gaeta pose il veto anche a questa aspirazione. Forse per addolcirgli la pillola gli prospettò la parrocchia di Santa Candida dell’isola di Ventotene.
All’epoca, Ventotene e Ponza erano collegate da una comune linea di vaporetti!
Don Luigi, accetta e giunge sull’isola di Santa Candida nel dicembre del 1964.
Il silenzio e la pace di Ventotene, lentamente permisero a don Luigi di risollevarsi sia nel corpo che nello spirito. Si dedicò con passione alla sua attività pastorale.

La parrocchia di Ventotene visse un periodo fecondo di attività ed iniziative. Mise mano ad un restauro della chiesa, coinvolgendo da par suo i Ventotenesi emigrati all’estero. Costruì il locale a fianco della chiesa (detto adesso “dei palloni”) dove organizzò un oratorio per i giovani. Era un luogo di aggregazione dove si tenevano recite, cineforum, canti, ed altre attività volte a coinvolgere i ragazzi intorno alla parrocchia, con Dies, sempre formidabile centro di attrazione.ventotene
Per una singolare coincidenza, arrivò a Ventotene pochi mesi prima che chiudessero il Carcere di Santo Stefano (febbraio 1965), visse quindi gli ultimi mesi di Ventotene “carceraria”, proprio come visse gli ultimi mesi di Ponza “confinaria”.
Avviò anche delle ricerche storiche su Ventotene, che poi pubblicherà nel 1973, con l’aiuto dell’allora sindaco di Ventotene Comm. Vincenzo Assenso.
Nel 1966 ebbe un’altra crisi di salute e fu ricoverato per l’ ennesima volta. Ricominciò a chiedere al Vescovo il trasferimento per lasciare l’isola che non aveva presidi sanitari, oltre al medico condotto, l’amico dott. Silverio D’Atri, ponzese.
Fu accontentato nel 1968. Nell’ottobre di quell’anno prese possesso , in qualità di parroco, della parrocchia di San Domenico. Si trattava di una parrocchia in smobilitazione, con le mura cadenti, in un quartiere – la parte alta di Gaeta Medioevale, nei pressi del Castello –che già in quell’epoca era in avanzato stato di spopolamento. Infatti alcuni anni dopo la parrocchia di San Domenico fu soppressa. Dies in un suo memoriale la definisce “ larva abbandonata di S. Domenico”.

Gaeta,_chiesa_di_San_Domenico_-_EsternoIn un primo tempo, insieme alla titolarità della parrocchia di San Domenico , gli fu affidato l’incarico di Delegato Arcivescovile per l’Azione Cattolica e le Religiose. Ma a Gaeta, non meglio identificati “oppositori” avevano indotto il Vescovo a ridurgli il mandato alle sole Religiose. Dies per la seconda volta subisce l’ostilità dell’ambiente ecclesiastico Gaetano, che non lo ha mai amato,e di alcuni suoi confratelli, in particolare.
Forse il destino dei personaggi “forti”, rispetto alle mediocrità e alle invidie dei “miseri”!
Di quel periodo di San Domenico, ricordo, per sottolineare il deserto di quella chiesa, e non certo per “demerito” di don Luigi, che per tenere in piedi la scola cantorum, era costretto a “reclutare” i nipoti, Gennaro, Luca, Luigi,Gilda e Anna.
Questo clima un po’ kafkiano don Luigi non lo regge, non ha la forza per combattere i suoi subdoli nemici nascosti nel clero Gaetano dell’epoca.
Della situazione si rese conto il Vescovo ed approfittando di alcune difficoltà sorte nella conduzione della parrocchia della chiesa madre di Ponza- tra l’altro l’edificio era stato chiuso al culto per problemi di stabilità – lo rispedì a Ponza il 12 settembre del 1969.
8. Il ritorno a Ponza

Trent’anni dopo(1939-1969) il suo primo arrivo sull’isola di Ponza, don Luigi vi ritorna.
Sull’isola aveva conservato tanti amici che non avevano mai smesso di volergli bene.
Si mette immediatamente all’opera con rinnovato entusiasmo, a Ponza si sentiva a casa sua. Arrivò a Ponza la sera del 18 luglio, accolto da un folto gruppo di fedelissimi estimatori. Il suo predecessore, il mite don Michele Colaguori da Itri, era partito la mattina. Don Luigi seguito dal gruppo di fedeli che era andato riceverlo alla nave, si recò in chiesa e dopo aver fatto un giro “d’ispezione” della sagrestia ed annessi, rivolto al Maestro Totonno Scotti, che faceva parte del gruppo, disse: “Totò, dopodomani mettiamo dentro ‘u vecchiariello (S.Silverio, rientra solennemente nella sua nicchia ordinaria un mese dopo la sua festa, che come è noto cade il 20 giugno) e poi c’è ne andiamo sopra”. (1)madonna civitra ponza

Intendeva al piccolo santuario della Madonna della Civita, fatto costruire dallo stesso Dies, in località Scotti. I lavori, iniziati nel 1949, terminarono nel 1954, si dice utilizzando lo stesso sistema “volontaristico” , anche in scala ridotta, che era stato usato nei primi anni ‘40 per l’ampliamento della chiesa. ( Quest’ultima circostanza mi è stata riferita da Aniello De Luca Jr. che faceva parte del gruppo dei trasportatori di pietre per la cappella della Civita.) Si tratta di una piccola cappella dedicata al culto di Maria SS. Della Civita, la cui festa ricorre il 21 luglio. Ogni tanto egli stesso vi si ritirava per qualche giorno per ritemprare lo spirito, l’anima ed il corpo. Anche durante il periodo di assenza da Ponza, in particolare durante il periodo Ventotenese, Dies periodicamente si recava per qualche giorno nella piccolo santuario, sfidando le ire del parroco di allora don Michele Colaguori. Quest’ultimo pur non gradendo le visite di don Luigi alla chiesetta della Civita, non poteva impedirle essenso don Luigi il proprietario della struttura. Questi ritorni, dimostravano, lasciando pochi dubbi, che la volontà di tornare a Ponza non lo aveva mai abbandonato.
Da quando fu costruita la cappella, fu istituita la festa della Civita degli Scotti, che tutt’ora si tiene. Il maestro Totonno Scotti ne è stato, per un lungo periodo, il solerte “mastro di festa”.

Apriamo una breve parentesi : Non è escluso che in occasione di quel ritorno furono ancora una volta mandati in giro per le strade della parrocchia, il 20 luglio, i chierichetti con il campanello a cantare la strofetta:

Arricuordate ‘oi punzese
Oggi è ‘u juorne e vinte ‘e mese!
Per ricordare ai fedeli che bisognava andare alla funzione dedicata a S. Silverio.
Usanza da tempo andata nel dimenticatoio.

Dalle carte risulta che fu nominato formalmente parroco della S. S. Trinità il 12 settembre.

Riapre al culto la chiesa, precedentemente dichiarata inagibile, per via di alcune crepe apparse nella volta ; cerca di radunare intorno a se, ancora una volta, i giovani, riprendendo con forza il suo attivismo in tal senso.
Ma sono passati 10 lunghi anni dalla sua partenza. La situazione è notevolmente cambiata.
I problemi sono altri. La società è cambiata il tempo ed il turismo hanno influito anche su modo di vivere dei ponzesi. Ed è proprio turismo e le sue “esigenze” l’obiettivo dell’ultima battaglia di don Luigi. Una battaglia di retroguardia in verità, un battaglia che poteva solo rallentare l’avanzata del “nemico” non fermarlo. Non si può fermare la modernità con tutto quello che porta con se sia il buono che il meno buono, quello che ci piace e quello che non ci piace. Certo don Luigi lo sapeva, ma combattè, in buona fede, la sua battaglia a difesa dei valori cristiani in cui fermamente credeva.
Il primo impatto lo ebbe con la storia delle campane. Era in atto un contenzioso, tra il rappresentante degli interessi turistici Ing. Federico Pavani, titolare dell’albergo Ponzio Pilato, ubicato proprio a ridosso della chiesa di Santa Maria e il vicario foraneo di Ponza don Gennaro Sandolo. Secondo l’ing. Pavani le campane delle chiese non dovevano suonare prima di una certa ora del mattino, almeno durante l’estate, per non disturbare il riposo dei turisti. Dies mediò e si arrivò all’intesa che le campane avrebbero suonato solo dopo le sette del mattino, con suoni brevi.La-chiesa-di-Santa-Maria.-Facciata
Ma questo era solo una piccola parte della mutata situazione, vedremo poi che ci sarà la battaglia sui night-club, che situati in pieno centro, disturbavano il sonno dei residenti fino all’alba con la musica a tutto volume.. . anche questa battaglia Dies condusse, ma non ottenne quasi nulla. Definisce l’isola un “campo di concentramento (turistico)” dove non si dormiva a differenza di” quelli dei tedeschi dove si dormiva – pur se digiuni!” Per protesta fece suonare nel bel mezzo della notte le campane della chiesa. Per qualche giorno dopo le 2 e 30 il volume della musica si abbassava un po’, ma poi tutto tornava come prima. Nessuna autorità aveva il coraggio di andare contro gli interessi economici degli operatori turistici. In fondo – si diceva – tra qualche settimana tutto tornerà come prima. Avremo tutto il lungo inverno per riposare.
Un’altra battaglia don Luigi la condusse contro il fenomeno del nudismo che in quegli anni doveva fare una grande impressione ai benpensanti isolani. Scrisse più volte al Vescovo ed al Sindaco segnalando il problema ed invocando, a quest’ultimo, “Noi sottofirmati parroci… siamo a pregare la S.V. affinché, come funzionario di P.S. voglia stroncare simili audacie”. Ci fu qualche ordinanza sindacale che vietava di circolare in costume da bagno per il paese… mai effettivamente rispettata e nulla più. Anche l’ Arcivescovo Mons. Gargiulo, nel 1971, gli diede una risposta che in certo senso era una dichiarazione di sconfitta…”l’abbassamento del tono morale è fenomeno purtroppo molto diffuso…..Pur sapendo che il richiamo, fatto con parole serene e non offensive, non ottiene frutti visibili, conviene farlo perché non si diffonda la falsa opinione che la Chiesa, tacendo, approva.”
L’ultima battaglia di don Luigi, fu nei confronti della classe politica. Ma questa non fù una battaglia di retroguardia.
In un certo senso essa anticipa quella che poi è passata alla storia come “la questione morale” sollevata da Enrico Berlinguer e che poi sarebbe sfociata nella bufera di Tangentopoli. Don Luigi già allora, siamo agli inizi degli anni settanta, aveva notato l’abbassamento del tono morale nella vita politica isolana. La tensione morale di un tempo si era volatilizzata, la classe politica badava ai propri interessi. In una lettera inviata ai dirigenti nazionali della DC, parlando della classe politica locale, usa i termini “inetti e “furbi”. Poi, invocando l’intervento delle alte gerarchie del partito alza il tiro, parla di voti “estorti” o “comprati”. Perse anche questa, anche perché non ebbe il tempo di continuarla.
Nel novembre del 1970, era caduto per le scale di casa. Dormiva poco a causa dei dolori. La laringite cronica peggiorava per il clima umido di Ponza. Infine, agli inizi del 1973, il tumore allo stomaco, le inutili cure a Roma al Regina Elena, la decisione di attendere la fine a Ponza, dove tornò alla casa del padre nella fredda mattina del 17 dicembre 1973.

(1) Testimonianza di Vittorio Spignesi Jr.

 

Continua

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