L’uoglie i San Biase

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Il 3 febbraio si festeggia San Biagio , il santo protettore della gola, per aver – secondo la tradizione – salvato un bambino a cui gli si era conficcata una lisca di pesce in gola, dandogli da mangiare una mollica di pane. San Biagio è un santo originario di Sebaste, in Armenia, dove lui venne nominato Vescovo e fu martire sotto l’Imperatore Licinio nel 300 circa. il suo culto è molto diffuso sia tra i cattolici che tra gli ortodossi.

Nella Ponza dei nostri nonni il culto del santo era molto sentito. In quel giorno in chiesa c’era (e c’è ancora) il rito della benedizione della gola.

Alla fine della messa tutti fedeli in fila raggiungevano l’altare, dove ricevano la benedizione dal sacerdote che, appoggiando sotto la gola di ognuno due ceri incrociati, ogni volta bagnati in un contenitore di olio consacrato, pronunciava la formula: ” Per intercessione di San Biagio, Dio ti liberi dalle malattie della gola e da ogni altro male”.

 

san-biagio

 

Da piccolo spesso mi prendeva il mal di gola, pare che avessi una tonsillite cronica che allora si risolveva con l’asportazione chirurgica delle stesse.

Se non vieni a prendere la benedizione di San Biagio, poi ti devi fare per forza l’operazione alle tonsille” – mi diceva zia Giuditta per vincere le ultime resistenze ad alzarmi dl letto alle 6 del mattino per andare in chiesa a prendere la benedizione.

Non c’era verso di evitarlo, con la pioggia o con il vento, bisognava andare. In chiesa non ero l’unico. Eravamo in molti bambini, assonnati ed imbronciati in fila per la benedizione della gola.

Una volta avuta la benedizione, Zia Giuditta tirava fuori – con cura e devozione – dalla tasca un batuffolo d’ovatta e lo porgeva verso il sacerdote che lo bagnava con un po’ d’olio consacrato. Con altrettanta religiosa devozione lo avvolgeva in un pezzo di carta oleata e lo rimetteva in tasca, per portarselo a casa. Ricordo che lo riponeva come una reliquia in una zuccheriera vuota che stava nella “Cristalliera”.

Ogni volta che stavo male con la gola – mentre mia mamma magari andava a chiamare il medico, che mi faceva delle orribili spennellate di non so quale schifoso medicinale sulle tonsille infiammate – zia Giuditta arriva con suo batuffolo di “Olio di San Biase” e me lo passava tre volte sulla gola dicendo: “San Biase nuoste pensace tu, nel nome di Maria e di Gesù.”

Sarà stata una coincidenza, ma la prevista operazione alle tonsille non l’ho più fatta.

Nel periodo di cui parlo i bambini in chiesa erano molti ma non moltissimi.

Invece tra le fine dell’ottocento e principi del novecento – come mi raccontava Zia Giuditta qualche anno prima che morisse – la chiesa era gremita di bambini.

Forse perchè era ancora fresco il ricordo di malattie della gola spesso mortali nei bambini.

Infatti zia Giuditta parlava di una malattia della gola, la squinzania, che causava la formazione di placche tali da portare alla morte per soffocamento . Si riferiva – senza saperlo – alla difterite, il krup, nelle varie forme.

Questo può farci capire come la disperazione nel passato spingesse a cercare a San Biagio la protezione da una malattia letale che colpiva soprattutto gli esseri più deboli e amati della famiglia.

Per chiudere con un sorriso queste note sulla devozione ponzese di S.Biagio: mi raccontavano in famiglia, che quando – durante la guerra – la dieta giornaliera era costituita quasi esclusivamente da rotunni – spesso zia Giuditta era costretta a intervenire col batuffolo dell’olio di San Biase, a causa dei frequenti casi di soffocamento da spina n’gann.

Il proverbio:

San Biase o’ sole pe’ case.

Meteoreologicamente spesso non è vero perchè non è difficile che il 3 febbraio non sia una giornata di sole. Il proverbio più probabilmente di riferisce alla primavera vicina e al fatto che il sole, avvicinandosi l’equinozio di primavera, raggiunge tutte le case, anche quelle con una esposizione più settentrionale.

franco schiano

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