Quattro chiacchiere con Giuliano Massari

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di Rita Bosso

 

 

Come lavora un artista? Dove lavora?
Durante la serata del Ponziano Letterario 2019 Apollonia Striano, docente di Letteratura Contemporanea all’Orientale di Napoli, ha spiegato che l’intellettuale rinchiuso nel suo pensatoio, alfierianamente legato alla sedia, è una figura retorica.
Ha ricordato che il padre Enzo aveva la scrivania circondata da pile di libri e la porta dello studio rigorosamente aperta; riusciva a concentrarsi solo se avvolto dagli schiamazzi e dalla musica dei tre figli, dalla voce della adorata moglie Mimma, dallo squillo del telefono. Così è nato il romanzo Il resto di niente che è, anche, mescolanza di voci, di lingue, di rumori, di strilli.

L’architetto Giuliano Massari i suoni li assorbe nelle sue camminate al porto, due passi e una chiacchierata, altri due passi e chiacchierata, approdo all’Aragosta e qui è meglio sedersi perché, anche se non si gioca a carte come ai tempi di Amedeo, Ciccillo e Ninotto, la sosta è lunga. Poi torna nella sua casa-barca ormeggiata sul Pizzicato ed elabora le chiacchiere, le passa al setaccio di una grande cultura e di un senso dell’umorismo altrettanto grande (“vanità di vecchio”, dice).
Scrive, disegna, produce grafica; adesso, nel pozzetto di poppa della casa-barca, sta dando gli ultimi tocchi a un grande pannello ancora senza titolo. Nel mentre, Miriam progetta un improbabile giardino di rose.

Sintesi ponzese-serigrafia

La meravigliosa, armoniosa semplicità  del San Silverio eseguito nel 1990, del quale è in corso di stampa un fascicolo a cura del dott. Giuseppe Zappalà (Per una stampa del 1990), è frutto di creatività e di capacità di sintesi ma presuppone una precisa costruzione geometrica (l’esagramma); il telaio di triangoli equilateri che lo sostiene è nato qui, sul Pizzicato. Ai vertici, gli edifici religiosi: la chiesa del porto, quella di Santa Maria, la cappella della Civita; sull’emiciclo il Nuovo Casamento giallo, il blocco bianco dei palazzi Pinto e Irollo delimitanti la scala della Dragonara. La tavolozza dei colori è vivace e delicata al tempo stesso.
In questa composizione ponzese pacifica e luminosa il santo, afferrato e sostenuto da tante braccia e mani, riesce ad aggregare e a tenere sotto controllo barche, gruppi di turisti affacciati ai muri della piazza, i “governanti” sulla loggia del Comune, le famiglie riunite intorno al tavolo di casa e gli allegri compagnoni del Fieno.

           

Un abisso separa questa composizione serena, quasi gioiosa dal collage al quale l’architetto Massari sta lavorando in questi giorni. Di cui non scrivo perché è un lavoro complesso che andrà degnamente presentato e commentato quando sarà ultimato; mi limito a riferire della presenza, per nulla graziosa e tranquillizzante, di alcuni animali. C’è un bradipo. C’è un enorme pavone dalle zampe d’aquila artiglianti il palazzo di piazza Pisacane; la ruota è spiegata e, nell’occhio di ogni penna, c’è un volto seminascosto da occhiali scuri, a metà tra un gangster e un cieco … che poi, in certi casi e in certi ruoli, i due concetti sono reciprocamente funzionali, dunque equivalenti.
Svaniti i punti di riferimento -le chiese, il Santo-, gli uomini si mettono in posa, riuniti in piccoli capannelli pettegoli e già è tanto, perché la realtà odierna è fatta di monadi isolate e autoreferenziali, di chat virtuali.
Sessant’anni di vita vissuta a Ponza si srotolano in quest’opera, con riferimenti che vanno dall’arte alla religione alla mitologia alla scienza; ci sono i sette vizi capitali e una sola virtù, l’ironia.

Sessant’anni trascorsi a Ponza, prima al Fieno poi al Pizzicato, consentono a Giuliano Massari un’analisi lucida della situazione odierna e la proposta di soluzioni. Un architetto non può non partire dai luoghi: secondo Massari l’isola dovrebbe avere tre poli, Le Forna con una sua portualità, la zona di Tre Venti, il porto borbonico finalmente decongestionato e vivibile.
Giuliano Massari è talmente brillante e coinvolgente che dimentico di domandargli se questo suo restyling preveda la restituzione delle spiagge del porto alla balneabilità.
La conversazione scivola sulla matematica, decisamente meno inquietante.

Un disegno dal libro E’ stata dura

Alle pareti sono appesi pannelli che rimandano a Filolao e alla sezione aurea: alla fine, è tutta questione di rapporti.
E poi, la geometria empirica dei muratori ponzesi alle prese con volte e chiancarelle, di cui ha scritto in È stata dura.
Ma anche le linee semplici e pure- rettangoli, quadrati, semicerchi-della facciata disegnata da Carpi e Winspeare e gli sfregi degli ultimi decenni: praticati, consentiti, mai perseguiti, dunque tacitamente autorizzati: …Et…Atque (2017) è un pugno nello stomaco.
Ah già, avremmo dovuto parlare di matematica…

 

 

 

 

 

 

 

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