Stracqui tropicali di Sandro Russo

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Racconti di straquo (3) – di Sandro Russo
Garden Sri-Lanka. Alba

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Da qualche settimana, dopo molto tempo che non succedeva più, il mare ha ricominciato a portare a riva i coralli; quelli bianchi che abbiamo messo sul piazzale.
I vecchi, messi all’inizio della costruzione, si sono tutti compattati e frantumati e in molti punti – quando piove come piove qui – l’acqua si raccoglie  in grandi laghi, per cui c’era bisogno di altro materiale.

Il buon Ariapale (il guardiano della casa – Ndr) fa lo stronzo e il prezioso; non ti dà uno spillo senza un corrispettivo in ‘sally’ (soldi); li raccoglie per conto suo per rivenderseli… ha piccoli mucchi in punti diversi della spiaggia e sta sempre lì a aggiungerne altri, tanto che con Mangiu, l’altro operaio, l’abbiamo soprannominato ‘kumi’ – Ariapale la formica!
Ma non ha fatto i conti con la mia capacità di fare da solo…

Io qui mi sveglio prestissimo, tra le cinque e mezza e le sei, che albeggia appena; una rapida occhiata alla posta elettronica, per raccogliere i messaggi di chi scrive la sera dall’Italia… mi restano più di due ore prima che arrivino gli operai e si faccia l’ora per andare in Ospedale… Così ho cominciato a raccoglierli da solo, i coralli, la mattina presto…
La trovo un’occupazione molto piacevole, sana, rilassante; il sole compare pian piano da dietro al villaggio, il mare mi sbatte tra le gambe e io mi studio il piccolo mondo che ruota intorno alla spiaggia, la mattina presto…
Spiaggia SL

L’andirivieni dei ‘cagoni’ cui il lavoro dell’escavatore alla foce del fiumiciattolo ha tolto il nascondiglio più vicino e comodo; ora devono farsi tutta la spiaggia con le chiappe strette per arrivare all’altra ‘jungle’ dopo casa nostra; qualcuno fuma, per propiziare…
Alcuni vecchietti ci vengono apposta in bicicletta, dalla stradina, a farsi la cacatina in riva al mare: sarà la tradizione… chissà!
Ci sono quelli che vengono in esplorazione, a vedere cosa c’è da raccattare: fanno un giro accurato, poi sciolgono la sacchetta  che portano sempre legata alla canna della bicicletta e cominciano a raccogliere.. ciascuno il suo specifico; generalmente sabbia o coralli, ma alcuni sono specializzati in piccole conchiglie (cipree); altri raccolgono vetri, qualcuno oggetti di plastica.

Il guado del fiumiciattolo a piedi
L’antropologia culturale di un paese si potrebbe approfondire attraverso lo studio dei rifiuti galleggianti portati dal mare.
Si tratta di un paese povero – ancora non sono arrivati i preservativi – ma c’è plastica, tanta plastica, di ogni forma e provenienza, insieme ai segni di un passato duro a morire, rappresentato dagli involucri fibrosi delle noci di cocco sfuggiti alle marcite sistemate lungo i fiumi o anche sulle spiagge; ma si trovano anche stracci e pezzi di legno, sellini di bicicletta, polistirolo, pezzi di bambole molto semplici.. teste, gambe. Un mondo da scoprire, per chi ne avesse voglia!

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Mentre questo mondo vario e stimolante mi scorre davanti, io mi raccolgo la media di due carriole ogni mattina (1 carriola = 4 caldarelle grandi), associando del sano esercizio fisico in un ambiente gradevole ai profondi pensieri del primo mattino.
È andata bene per una settimana circa…
Poi, giorno dopo giorno, insensibilmente all’inizio, il numero dei curiosi (e non solo!) è andato aumentando… Non sto a raccontarvi la progressione: saltiamo direttamente a questa mattina…

Il numero dei pazienti all’Ambulatorio all’aperto sulla spiaggia del corallo (O.A.B.C.D. – Open Air Coral Beach Dispensary) è arrivato a cinque – sei per mattina; magari neanche cose troppo gravi – molte malattie della pelle, qualche bambino, mal di denti, dolori di ossa, un po’ di febbre – ma provateci voi a visitare in pubblico e nella lingua locale, senza intermediari; o anche soltanto a dire: – No scusate, sono qui iper un altro motivo – oppure: – Lavoro in Ospedale, mica qui sulla spiaggia! – Provateci voi!

Credo che per un po’ i coralli li lascerò perdere; mi dedicherò a del sano giardinaggio ‘intra moenia’ (nel senso di un bel muro tra me e i curiosi… benedetto Domenico!).

Noi, se vogliamo finire il piazzale torneremo a pagare quella formicazza malefica del Ariapale che nel casino da corte dei miracoli che era diventata la spiaggia al mattino, ha continuato imperterrito a accumulare i suoi mucchietti…

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[Matara – Sri Lanka; Marzo 2001]

Ponza Racconta :  http://www.ponzaracconta.it/2014/03/31/cronache-dallo-stracquo-11-il-mio-stracquo-tropicale/   –

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